PREFAZIONE

PREFAZIONE CATALOGO NUMERICO di Philip Gossett

Circa quarantacinque anni fa iniziai le mie ricerche sulla storia dell'opera italiana studiando le edizioni pubblicate da Casa Ricordi nella prima metaÌ? del XIX secolo. In particolare risultoÌ? importante stabilire le date di pubblicazione di alcune composizioni di Gioachino Rossini. Non vi erano altre fonti secondarie utili e le stesse edizioni, come la maggior parte delle edizioni musicali pubblicate in questo periodo, erano del tutto prive di data. L'unica traccia di cronologia era rappresentata dai numeri di lastra che Ricordi stampava in calce ad ogni pagina, come gli altri editori di musica europei. Alcuni editori, specialmente in Francia, assegnavano questi numeri in modo imprevedibile, ma basta uno sguardo veloce alle prime edizioni Ricordi di Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi, per rendersi subito conto che la Casa Editrice adoperava numeri di lastra progressivi secondo un criterio essenzialmente cronologico.
Prima di entrare negli Archivi di Casa Ricordi e di venire a conoscenza dei «libroni» manoscritti, volumi in cui eÌ? registrata in modo esauriente la storia dell'attivitaÌ? della ditta, andai a trovare il bibliografo musicale inglese Cecil Hopkinson. I cataloghi delle edizioni delle opere di Berlioz, Field, Puccini, Verdi di Hopkinson, instancabile studioso delta musica a stampa, sono ancora una fonte basilare. Essendomi nota la sua conoscenza di esperto, gli chiesi se fosse possibile datare le edizioni Ricordi basandosi sui numeri d'incisione. Non mi rispose, ma andoÌ? nel suo studio per ritornare quasi subito con un grosso volume intitolato «Catalogo (in ordine numerico) delle opere publicate» edito da Casa Ricordi nel 1857. Mi porse il libro invitandomi a consultarlo e mi lascioÌ? solo per due ore.
Ricordo ancora il crescere della mia emozione nello sfogliare, per la prima volta, le pagine di quel catalogo. La massa d'informazioni racchiusa fra la sua copertina era incredibile. Chi avrebbe potuto immaginare l'enorme portata varietaÌ? delle edizioni pubblicate dalla ditta nella prima metaÌ? dell'Ottocento? Era la testimonianza del genio e della intuizione del suo fondatore, Giovanni Ricordi, l'accorto copista di musica che estese pian piano la sua attivitaÌ? fino a creare una delle case editrici musicali piuÌ? importanti della storia.
Nonostante il catalogo non indicasse chiaramente la data delle edizioni, elencava tutte le pubblicazioni di Ricordi dal 1808, inizio ufficiale dell'attivitaÌ? della Casa Editrice, fino al 1857, data del catalogo. (PiuÌ? tardi seppi dell'esistenza di almeno un'opera completa, edita col nome di Ricordi, anteriore al 1808: Adelasia ed Aleramo di Giovanni Simone Mayr del 1806, stampata insieme da Ricordi e G. Martorelli, suo predecessore come copista al Teatro alla Scala, nella riduzione per canto e pianoforte). Seguendo l'ordine progressivo dei numeri d'incisione, il catalogo stabiliva automaticamente un grossolano ordine cronologico. Ma come sarebbe stato possibile datare con esattezza queste pubblicazioni?
Tenendo presente che il Teatro alla Scala era strettamente legato all'attivitaÌ? di Ricordi, sia come copista, sia come editore, iniziai ad esaminare le voci del catalogo relative a quelle opere eseguite per la prima volta nel maggior teatro milanese. Considerata la natura della vita teatrale all'inizio dell'Ottocento, con le sue frenetiche scadenze e i compositori sottoposti a sforzi disperati per com- pletare in tempo le opere per le date fissate per le prime rappresentazioni, eÌ? possibile presumere che la data della prima rappresentazione fosse anteriore a quella dell'edizione. (Questa supposizione, che sembra ovvia, si dimostreraÌ? spesso falsa per le opere di Puccini, per citare un esempio molto piuÌ? tardo e assai differente).
Presumendo inoltre che Ricordi, come ottimo uomo d'affari, aveva interesse a pubblicare il piuÌ? presto possibile, dopo la prima esecuzione, i brani favoriti di un'opera in riduzione per canto e pianoforte, si potrebbe ipotizzare che gli estratti di un'opera in prima esecuzione a Milano, fossero editi immediatamente dopo la prima. Con questa tecnica elementare eÌ? stato possibile stabilire le date approssimative di pubblicazione di voci tipo del catalogo. Trovai subito le risposte ai miei interrogativi sulla cronologia delle prime edizioni di Rossini, risposte rimaste largamente valide anche dopo l'utilizzo

?di tecniche per la datazione piuÌ? sofisticate e accurate.
Riflettendo sull'esperienza citata, quella tecnica appare oggi assai rozza: ma verso la metaÌ? degli
anni '60 tutti noi sapevamo molto meno sulle edizioni musicali stampate nel XIX secolo. I recenti studi sistematici sugli editori e le edizioni musicali europee ci hanno dato una visione molto piuÌ? interessante e realistica della storia della musica di questo periodo. Tali studi sono importanti per molti differenti campi d'indagine: per la preparazione di nuove edizioni musicali, per la storia del gusto musicale, per le relazioni fra editori di paesi diversi (con profonde implicazioni per la musica di Chopin, ad esempio), per gli effetti sullo stile musicale e per le teorie estetiche che hanno determinato cambiamenti nella legge sul copyright. Nuovi campi d'indagine continuano ad aprirsi da quando abbiamo incominciato a capire che la storia della musica del XIX secolo non eÌ? solo la storia di una manciata di composizioni dei «grandi maestri».
La pubblicazione del catalogo numerico Ricordi del 1857 eÌ? una tappa fondamentale nello studio della musica italiana del secolo XIX. In questo, come in molti altri settori, la nostra conoscenza del XIX secolo eÌ? rimasta assai indietro rispetto a quella di periodi precedenti. Sono pochi gli editori musicali del Ri- nascimento la cui produzione non sia stata analizzata e documentata. Mentre per Lucca, Girard, Ratti, Guidi, Lorenzi, tutti importanti editori italiani del XIX secolo e protagonisti centrali della diffusione della musica Italiana, fino a dieci anni fa avevamo pochissime indicazioni utili. Grazie ai loro sforzi la musica oltrepassoÌ? i confini dei teatri d'opera per raggiungere un pubblico piuÌ? vasto. Attraverso le loro edizioni i compositori ebbero la possibilitaÌ? di studiare la produzione dei loro colleghi, la cultura musicale di Napoli raggiunse Milano e viceversa.
Nel 1856 Ricordi aveva pubblicato anche un catalogo sistematico per genere e compositore. Sebbene questo catalogo offra dei vantaggi per alcune ricerche particolari, non riesce a dare un'idea del quadro cronologico, ne? a svelare lo sviluppo storico delle pubblicazioni della ditta che traspare chiaramente solo dal catalogo numerico.
Questa edizione in facsimile ha inoltre acquisito maggior valore in quanto corredata da un indice per compositore sotto il cui nome sono elencati alfabeticamente i titoli delle opere liriche (l'opera occupa il posto principale nell'attivitaÌ? editoriale di Ricordi). L'indice offre un immediato panorama delle varie forme di presentazione adottate da Ricordi per ogni opera: opere complete per canto e pianoforte, estratti, riduzioni per gruppi strumentali, ecc.
L'aspetto cronologico del catalogo saraÌ? di particolare importanza per gli storici della musica, i bibliotecari e i bibliografi musicali. I numeri di lastra generalmente venivano assegnati al momento dell'acquisizione di un'opera da pubblicare, sono quindi da considerarsi numeri d'inventario. Ma la data di acquisizione di un'opera da parte di Ricordi puoÌ? differire notevolmente dalla data di pubblicazione della stessa. Per questo motivo, alla presente edizione sono stati aggiunti ulteriori dati relativi alla cronologia, ricavati da fonti come le date di deposito degli esemplari d'obbligo agli Uffici di Censura o di Polizia di Milano,
A volte le discrepanze fra le date di pubblicazione e i numeri d'incisione sono notevoli. In alcuni casi, ad esempio, Ricordi assegna una serie di numeri d'incisione ad un'intera classe di pubblicazioni prima ancora d'aver stabilito esattamente quali composizioni pubblicheraÌ?. CosiÌ?, le parti per il coro e per gli archi del Macbeth di Verdi portano i numeri d'incisione 15247-15252, numeri che appartengono senza dubbio ad un periodo precedente la stessa composizione dell'opera. Dal catalogo appare chiaramente che Ricordi aveva riservato in anticipo alle parti corali e orchestrali i numeri 15101-15300. Quindi i numeri d'incisione delle parti del Macbeth non possono essere considerati utili dal punto di vista cronologico. Nella maggior parte dei casi, le date di deposito stabiliscono una datazione precisa; per il resto un attento esame dei dati disponibili puoÌ? generalmente portare ad una datazione verosimile.
Altri aspetti interessanti emergono dall'ordine progressivo dei numeri d'incisione. Leggendo il catalogo, scopriamo che mancano alcuni numeri. Nelle sue note esplicative, Ricordi scrive: «I numeri mancanti sono opere distrutte, opere stampate per conto altrui, opere di non permessa pubblicazione, ed opere rinnovate sotto altri numeri». Ma questo non eÌ? tutto. Alcuni dei numeri mancanti all'inizio, ad

?esempio, erano stati assegnati in origine ad importanti pubblicazioni di brani d'opera in partitura completa che Ricordi aveva edito durante i primi anni della sua attivitaÌ? in societaÌ? con un altro, apparendo quindi come «Ricordi e Festa» stampatori. Un esempio eÌ? il Duetto «Lo ti vidi» nell'opera La festa della rosa di Stefano Pavesi (Venezia, 1808), che reca il numero d'incisione 10, numero che manca nel catalogo numerico. Lacune nella numerazione si riscontrano anche nei casi in cui Ricordi acquistava un’opera con l'intenzione di pubblicarla completa, e poi, presumibilmente per motivi commerciali, si accontentava (non accontentando probabilmente il suo compositore) di una serie di estratti. CosiÌ? ad esempio l’opera Rolla di Teodulo Mabellini, del 1845, rappresentata dai seguenti numeri: 12651, 53, 54, 55, 57, 58, 64, 66, 67, 68, 70, 71. Non vi eÌ? alcun motivo per credere che Ricordi abbia mai pubblicato gli altri brani.
L'importanza del volume va ben oltre gli scopi bibliografici per cui fu edito per la prima volta e per cui eÌ? ancora utile oggi. Il Catalogo numerico ci consente di esplorare la vita musicale italiana, specialmente nel Nord, durante la prima metaÌ? del XIX secolo. Con assoluta chiarezza emerge lo sviluppo verso una posizione di preminenza assunta da Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi. Si apprende quali opere e in quali anni venivano offerte al pubblico e in che modo Ricordi le rendeva popolari.
Nei primi anni di attivitaÌ?, Ricordi normalmente pubblicava solo estratti,magari in partitura completa, Gradualmente abbandonoÌ? questo tipo di presentazione in favore della riduzione per canto e pianoforte. Fino all'inizio degli anni '20 gli accordi di Ricordi con i teatri milanesi non gli consentivano in genere di pubblicare spartiti completi per canto e pianoforte, ma dopo il 1823 cambioÌ? qualcosa, e quando le possibilitaÌ? di commercializzazione gli davano sufficienti garanzie, egli offriva al pubblico edizioni complete.
PiuÌ? un'opera aveva successo, piuÌ? erano le forme in cui la presentava: riduzioni per voce e pianoforte, opere complete per pianoforte solo, per pianoforte a 4 mani, per violino e pianoforte, estratti per due flauti, per piccola banda, per clarinetto, e molte molte altre. L'appetito del pubblico italiano per questi arrangiamenti da eseguirsi «in casa», sembra fosse infinito. Quindi vi erano le fantasie, i potpourris e le variazioni sui temi favoriti di opere, scritte dai grandi virtuosi del pianoforte dell'epoca: i Thalberg, i Liszt, gli Herz, i Kalkbrenner che ebbero tutti un posto rimarchevole nella lista di Ricordi.
Una collezione di pezzi facili per pianoforte edita da Luigi Truzzi, nota col divertente titolo « La gioia delle madri a, fu definita «Raccolta di piccoli Divertimenti per Pfte a 4 mani sopra motivi delle opere moderne rappresentate con bril. successo». La misura della popolaritaÌ? di un'opera puoÌ? essere rilevata dal numero di arrangiamenti che Ricordi pubblicava. E non dobbiamo fermarci solo ai compositori che ancora oggi vanno per la maggiore. Una folta schiera di musicisti minori era attiva in Italia. Molti erano artisticamente inferiori ai «maestri», certo, ma componevano molta bella musica e tutti avevano un proprio ruolo nello stabilire lo sfondo da cui i geni potevano emergere. Il Catalogo numerico spiega questo mondo e il suo sviluppo in modo preciso ed esauriente.
Il significato del volume peroÌ? non si limita al mondo dell'opera. L'opera fu certamente la forma d'arte piuÌ? importante della cultura musicale italiana dell'Ottocento, ma di sicuro non fu l'unica. L'elenco completo delle opere pubblicate da Ricordi ci rivela la coesistenza di mondi musicali diversi. Vi sono molte opere didattiche di musicisti italiani (Asioli, Florimo) come di stranieri (Cherubini, Reicha), per non parlare del gran numero di metodi per ogni strumento, alcuni rappresentanti la scuola italiana, altri derivati dai docenti del Conservatorio di Parigi. Per chiunque si interessi alla storia degli strumenti e alta prassi esecutiva strumentale della prima metaÌ? dell'Ottocento questi trattati sono indispensabile fonte di conoscenza.
Il catalogo mostra opere di compositori italiani che andavano contro corrente, dedicandosi alla musica per pianoforte, alla musica sacra, alla musica da camera strumentale e vocale, piuttosto che all'opera. Questo ci aiuta anche a stabilire l'estensione del movimento della musica dal Nord Europa verso il Sud delle Alpi.
Lo scambio fra il Nord Europa e l'Italia puoÌ? destare sorpresa in chi pensasse che la vita musicale italiana fosse esclusivamente legata all'opera. La musica per pianoforte di Hummel, Moscheles, Czerny

?e Kalkbrenner circoloÌ? largamente, come ci si puoÌ? aspettare, ma vi si unirono subito i nomi di Weber, Chopin e Liszt. Perfino le sonate per pianoforte di Beethoven furono pubblicate da Ricordi all'inizio del secolo (come la partitura del suo Oratorio Cristo all'Oliveto). La musica da camera di Spohr, Onslow e Romberg si trova in gran quantitaÌ?, come le composizioni di Mendelssohn. C'eÌ? poca musica strumentale di Mozart, sebbene sia affascinante incontrare un gruppo di Sinfonie trascritte per pianoforte a 4 mani da Czerny. La musica per organo non eÌ? esclusa, e si notano con molto interesse volumi di fughe di compositori nordici come Albrechtsberger. Nel filone piuÌ? leggero, gli ultimi valzer viennesl di Strauss padre danzarono regolarmente verso l'Italia attraverso le edizioni Ricordi.
Altra musica vocale, oltre l'opera italiana giuocoÌ? un ruolo importante in questa cultura. Attraverso lo studio dei manuali d'istruzione e le raccolte di solfeggi d'insegnanti italiani e francesi, cantanti e compositori (inclusi Asioli, Bordogni, Duprez, Lablache, Panseron, Rossini? e Vaccaj), nel far «sbocciare » dei cantanti acuirono il loro ingegno.
Ricordi pubblicoÌ? soltanto poche opere complete di compositori stranieri, riflettendo in cioÌ? il repertorio dei teatri italiani, ma trovarono un mercato italiano anche arie di Auber, Me?hul, He?rold e altri compositori francesi. Alcuni titoli isolati sono affascinanti, come un'aria scritta dal compositore russo Glinka (numero 6722) durante il suo soggiorno italiano. E, naturalmente, vi eÌ? un imponente numero di arie da camera di Rossini, Bellini, Donizetti, Mercadante e Verdi: il formarsi di un meraviglioso e assai negletto repertorio per cantanti eÌ? riposto in queste pagine.
Il Catalogo numerico fissa il mutamento di alcuni orientamenti culturali. Possiamo tracciare un grafico dell'interesse vivo e crescente per la musica popolare e folcloristica in queste pagine. Fra le pubblicazioni di particolare interesse vi sono alcuni volumi di «Canzoni popolari» di Napoli, editi da Francesco Florimo, amico intimo di Bellini e bibliotecario al Conservatorio S. Pietro a Majella. Ad un certo momento Ricordi incomincia a pubblicare libretti d'opera. Questo ci aiuta a determinare storicamente il momento in cui le opere cessarono di subire cambiamenti sostanziali da un'esecuzione all'altra, tanto che un libretto standardizzato incomincioÌ? ad assumere un significato commerciale. CosiÌ?, un cambiamento significativo di ideali estetici andava sotto braccio ad astute decisioni editoriali.
Una lettura attenta del catalogo comporta implicazioni storiche e politiche. Forse le piuÌ? sensazionali sono le pubblicazioni del 1848 (vedi la parte del catalogo che inizia intorno alla p. 712), in cui troviamo subito un gruppo di canti e cori intitolati «Canto guerriero per gli Italiani», «Il voto d'una donna ita- liana», «Il Cantico di battaglia dei Milanesi nelle cinque giornate del mese di marzo», o pezzi per pianoforte come «Il 22 Marzo 1848. Valzer per Pf.te ossia Musica allusiva alle cinque giornate». Tutte queste composizioni, opere che occuparono buona parte degli sforzi editoriali di Ricordi in questo periodo, sono segnate con parole che c'intimoriscono: «Edizione distrutta». Possiamo pensare che la decisione di Ricordi di includere i titoli in catalogo, nonostante le forze politiche avessero richiesto la loro soppressione, fosse senza intenzioni di rivolta? Il pubblico italiano certamente capiÌ? il significato di queste parole «Edizione distrutta», vivo ricordo delle speranze per il Risorgimento che avevano toccato cosiÌ? alte vette nel 1848.
Un catalogo potrebbe sembrare in superficie un documento arido: una lista, una semplice lista di pubblicazioni. Ma sotto questa superficie vi eÌ? la storia di una forma d'arte, la storia degli interessi, delle motivazioni, delle aspirazioni di un popolo, la formazione e il declino di reputazioni, gli scambi culturali fra un paese e l'altro attraverso l'Europa. Il Catalogo numerico Ricordi eÌ? un libro che s’incomincia ad esplorare con un’attenzione solo fuggevole, ma che si dimostra subito assorbirci completamente.
La sua pubblicazione qui rappresenta un passo importante verso la crescita della nostra conoscenza della musica e della cultura europea della prima metaÌ? dell’Ottocento.
(Trad. A. Zecca Laterza)