Nell’agosto del 1848 due membri di una compagnia d’opera aprono a Lima, in calle de Mercaderes, un negozio di musica. Vendono spartiti e libretti, carta da musica e pianoforti, copiano parti d’orchestra e accordano strumenti. Uno dei due, il basso buffo, si chiama Innocente Ricordi ed è figlio di Giovanni, che quarant’anni prima aveva fondato a Milano la casa editrice di famiglia. Gli spartiti arrivano dall’Italia in grandi casse, e un cronista del quotidiano limeno “El Comercio” annota che tutta la buona musica giunta dall’Europa porta “il nome di Ricordi di Milano”.

L’arrivo di Casa Ricordi in America Latina è insieme la storia di un’azienda di famiglia in cerca di nuovi mercati e quella di un’industria culturale in piena espansione, intrecciata a logiche coloniali.
Dopo l’avventura peruviana di Innocente Ricordi, per decenni la Casa non ebbe in Sud America una sede propria, anche se le sue edizioni continuarono ad attraversare l’oceano. Nella seconda metà dell’Ottocento il centro dell’opera italiana nel continente era ormai Buenos Aires, ma per un editore straniero l’Argentina restava un territorio senza tutele, perché la legge proteggeva soltanto gli autori nazionali. Nel 1888 la prima sudamericana di Otello di Verdi, che Ricordi aveva concesso in esclusiva all’impresario del Teatro Colón, fu bruciata sul tempo da un concorrente, che l’allestì con partiture contraffatte. Ci vollero più di trent’anni perché la Casa decidesse di aprire una propria sede in Argentina. Dopo un viaggio di cinque mesi tra Argentina, Brasile e Uruguay, il 20 luglio 1924 Guido Valcarenghi inaugurò a Buenos Aires, in Calle Florida, la prima filiale di Casa Ricordi in America Latina; una legge favorevole agli interessi italiani sarebbe arrivata solo nel 1933.
La nuova sede nasceva dall’acquisto di un’azienda argentina, e con essa la Casa si trovò in mano anche un catalogo di tanghi, che Milano guardò all’inizio con una certa diffidenza, salvo poi stamparne a centinaia per un pubblico europeo sempre più affamato di musica sudamericana.
Da Buenos Aires la Casa guardò presto al Brasile. La succursale aperta a San Paolo nel 1927 era in origine poco più di un deposito, pensato per risparmiare sulle dogane; all’inizio degli anni Quaranta era diventata una società autonoma, Ricordi Brasileira, che a metà degli anni Cinquanta aveva una seconda sede a Rio de Janeiro. La filiale argentina, intanto, era diventata nel 1940 una società, Ricordi Americana, e nel 1958 contava quattro negozi aperti al pubblico nella sola Buenos Aires. Col passare dei decenni, però, la “presa” della casa editrice milanese sul mercato latinoamericano si allentò progressivamente, fino alla chiusura di tutte le filiali sudamericane tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila.
Quella che segue è la storia di questa lunga e complessa presenza, raccontata attraverso i documenti dell’Archivio Storico Ricordi.
