
Nel luglio 1924 Casa Ricordi inaugurò a Buenos Aires la sua prima filiale in America Latina. Per trent’anni la sede argentina fu il centro della presenza dell’editore nel continente: pubblicò compositori locali, portò al Teatro Colón le opere italiane del suo catalogo e si batté perché l’Argentina si dotasse di una legge moderna sul diritto d’autore.
Nella seconda metà dell’Ottocento Buenos Aires divenne il centro dell’opera italiana in Sud America, ma per un editore era un mercato quasi privo di tutele: il diritto d’autore argentino proteggeva solo gli autori nazionali. Nel 1888 Ricordi concesse all’impresario del Colón l’esclusiva della prima sudamericana di “Otello”, ma un concorrente la mise in scena al Politeama con settimane d’anticipo, usando partiture contraffatte.
Il 23 gennaio 1888 Giulio Ricordi scriveva a Verdi: “pur troppo le nostre leggi sono impotenti, e quelle americane… non esistono”. Un primo progetto di filiale argentina, studiato nel 1909, fu accantonato per difficoltà finanziarie.
L’idea fu ripresa dai gerenti Carlo Clausetti e Renzo Valcarenghi, alla guida della Casa dal 1919. Nella seduta del consiglio di vigilanza dell’8 novembre 1920 Valcarenghi propose di affidare la futura filiale al figlio Guido, “di 27 anni, laureato ingegnere, buon musicista, che conosce varie lingue”.
Nel 1922 Guido trascorse cinque mesi tra Argentina, Brasile e Uruguay: studiò leggi e mercato, mise sotto contratto compositori locali e raccolse ordinazioni per quasi 500.000 lire. In una lettera del 14 luglio la direzione gli indicava l’obiettivo: formare in Argentina “un importante nucleo di compositori musicali” e favorirne la diffusione all’estero, rendendo così “un grande servigio alla causa della Convenzione di Berna”.
Anziché partire da zero, Ricordi rilevò Breyer Hermanos, colosso argentino del commercio di strumenti con un ramo editoriale dedicato soprattutto al tango (possedeva i diritti de “La Cumparsita”) e dal 1885 principale rivenditore delle edizioni Ricordi. L’accordo, raggiunto a Milano nel luglio 1923, comprendeva l’intero fondo di circa 10.000 edizioni, il negozio e i depositi di Calle Florida 414 e le officine tipo-litografiche con cinquanta dipendenti; Breyer mantenne la vendita degli strumenti. Il prezzo scese da 400.000 a 325.000 pesos.
La filiale fu inaugurata il 20 luglio 1924, diretta da Guido Valcarenghi con Giuseppe Giacompol vicedirettore e Sandro Piantanida alla guida delle officine. Alla cerimonia, presenti l’ambasciatore italiano e Regina Pacini, moglie del presidente argentino Alvear, un concerto accostò musiche di Casella, Castelnuovo-Tedesco e Respighi a quelle di autori argentini. Da Buenos Aires dipendeva ormai quasi tutto il Sud America, esclusi Ecuador, Colombia e Venezuela.
La filiale crebbe assorbendo altri fondi musicali: Canulli (1925), i grandi magazzini Harrods (1928), l’archivio dell’impresario Walter Mocchi (1929) e più tardi Oerthmann (1935) e Balerio y Bonini (1940). Pubblicò opere argentine rappresentate al Colón, come “Ollantay” di Constantino Gaito (1926) ed “El matrero” di Felipe Boero (1929), e portò nello stesso teatro titoli italiani recenti di Montemezzi, Zandonai, Pizzetti, Alfano e Respighi. Nella sede di Calle Florida Guido aprì la Sala Ricordi per concerti da camera e fino al 1930 diresse la “Revista de Música”.
Con il tango, che con il fondo Breyer costituiva una parte cospicua del catalogo argentino, la Casa fu a lungo prudente. Il 2 agosto 1926 la direzione scriveva alla filiale: “in Italia una quantità infinita di piccoli editori stampano a decine i ballabili e noi non ci sentiamo di entrare in concorrenza con questi signori”. Faceva eccezione “La Cumparsita”, divenuta la composizione sudamericana più popolare in Europa: Ricordi ne pubblicò in Italia riduzioni strumentali già nel 1927, e nel 1933 ottenne dall’autore tutti i diritti di edizione ed esecuzione fuori da Argentina e Uruguay.
La vera svolta arrivò con la legge sul diritto d’autore del 1933. Il 20 ottobre, un mese dopo la sua approvazione, Milano autorizzava la filiale ad acquistare “il diritto di stampa di quei tanghi che riterrete atti a raggiungere una larga voga”, riservandosi l’opzione per l’Europa, così da poter “curare il lanciamento in Europa” delle composizioni “a successo”. Da quel momento il tango, il genere sudamericano più richiesto dal pubblico europeo, entrò a pieno titolo nella strategia della Casa. E quando nel gennaio 1936, in applicazione delle controsanzioni seguite alla guerra d’Etiopia, la polizia vietò a Genova l’esecuzione de “La Cumparsita” perché il suo autore era argentino, fu Ricordi a ottenere dal Ministero per la Stampa e la Propaganda il via libera alla musica leggera argentina.
La legge argentina del 1910 non prevedeva sanzioni contro le contraffazioni e tutelava poco gli autori stranieri. Guido Valcarenghi cercò appoggi politici e fece rivedere un progetto di riforma del 1925 da Alfredo Colombo, procuratore di Casa Ricordi. In una lettera dell’8 gennaio 1925 Colombo gli raccomandava di “apparire il meno possibile”, lasciando credere che i promotori della riforma fossero gli autori argentini.
Il risultato arrivò con la legge 11.723 del 26 settembre 1933: tutela fino a trent’anni dalla morte dell’autore, sanzioni contro le contraffazioni, protezione anche per le opere pubblicate all’estero. Per il catalogo Ricordi era la piena protezione in Argentina, ottenuta anche grazie a Giacompol, dal 1933 rappresentante nel Paese delle società d’autore italiana, francese e britannica, e al concerto di musiche sudamericane diretto da Adriano Lualdi alla Biennale di Venezia nel 1932, nel cui comitato d’onore sedeva lo stesso Guido.
Nel 1940 la filiale divenne la Sociedad Anónima Editorial y Comercial Ricordi Americana. Guido Valcarenghi restò in Argentina fino al 1952, poi rientrò a Milano per dirigere Casa Ricordi con Eugenio Clausetti; a Buenos Aires la direzione di Ricordi Americana, con sede in calle Cangallo 1570, passò a Giuseppe Giacompol. Nel 1954 le vetrine del negozio di calle Florida 677 celebravano i trent’anni della società, e nel 1958 Ricordi aveva a Buenos Aires quattro negozi aperti al pubblico. Dalla filiale argentina era partita intanto anche la presenza della Casa in Brasile.


